Perché De Luca ha chiuso le scuole? Perché non ha aperto gli ospedali

La situazione è più grave di quel che sembra e impone responsabilità e sangue freddo.

I casi di Covid in Campania crescono come la curva ci indica oramai da tre settimane: più o meno si raddoppiano ogni 8 giorni (a metà  settembre erano meno di 100 ora hanno superato i 1200).

Questo vuol dire che, a meno di eventi “magici” e, laddove non si ponessero in essere interventi strutturali, per Natale saremo a 30mila positivi al giorno.

È vero: l’80% è asintomatico o con pochi ed irrilevanti sintomi, ma la restante parte necessità di cure adeguate e per fortuna solo il 4% ha bisogno di ricorrere ad un ricovero.

Parliamo sempre però di alcune centinaia di persone al giorno con un quadro clinico severo, complicato magari anche da patologie pregresse.

Ad oggi abbiamo già occupato per il 70% tutti i letti disponibili e programmati.

Sempre ad oggi registriamo, e meno male, ancora pochi decessi semplicemente perché i morti di oggi sono quelli che si erano ammalati   più o meno un mese fa ed allora  i nuovi ricoveri erano pochi.

Insomma c’è da avere paura, e tanta, per la tenuta sociale ed economica del nostro Paese.

Concordo, forse è l’unico caso, con il Ministro all’Economia Gualtieri quando argomenta che la migliore difesa alla drammatica crisi economica è il contrasto al Coronavirus, ma questo significa che bisogna attuare una strategia efficace per contenerlo.

E allora veniamo alle improbabili misure che piovono di giorno in giorno sulla nostra testa.

Il presidente De Luca chiude le scuole e l’Università motivando la decisione con l’alto numero di contagi tra insegnanti e studenti.

Nulla di più falso: la quota di contagi scolastici ed universitari in Campania è inferiore al 3% del totale.

Chiude le scuole perché è l’unica cosa che può fare per ridurre i contatti non avendo costruito in questi lunghi sette mesi nessun modello organizzativo capace di distanziare gli studenti (qualche risorsa in più per le scuole sarebbe servite) per raddoppiare i mezzi di trasporto pubblici (bastava coinvolgere le flotte private) e soprattutto non avendo alcun sistema di tracciamento dei contagi.

Le pagine dei giornali sono piene dei racconti di cittadini e di intere famiglie dimenticati in isolamento domiciliare nell’attesa di nuovo tampone o peggio dell’ esito.

Solo per amor di patria evito di sciorinare tutte le tipologie di errori nell’esecuzione dei tamponi: dagli artefatti tecnici ai falsi positivi, dai tamponi magicamente scomparsi a quelli seppur mai fatti eppur positivi…

E non parliamo dei poveri medici di medicina generale che invano  immettono le richieste di tamponi sulla piattaforma.

Se a questo quadro a tinte fosche aggiungiamo la fragilità delle strutture ospedaliere dal punto di vista alberghiero ed un personale eroico, ma numericamente inadeguato, comprendiamo come rischiamo di pagare a caro prezzo i ritardi dei cinque anni di governo regionale appena trascorsi ed ancor di più la campagna elettorale  che, nella migliore delle ipotesi, ha “distratto” il presidente De Luca ed i suoi “consigliori” impegnandoli ad assumere candidati e non infermieri, a contattare medici per i voti e non per ascoltarne il grido di dolore, a costruire liste e non a raddoppiare divisioni di pneumologia, a fare cabaret più che a programmare un tracciamento dei  contatti  degno di questo nome.

In questi sette mesi De Luca è diventato un “osservatore” quasi esterno della realtà. Come se i contagi crescessero per un fenomeno imprevedibile e non piuttosto perché si lasciano in giro  asintomatici che, ignari, diffondono  virus a go go.

Sia Conte che De Luca pretendono che i cittadini facciano attenzione (mi pare giusto), abbiano responsabilità (più che ragionevole!).

Ma loro, sì loro, al governo nazionale e regionale cosa hanno fatto per meglio affrontare questa seconda e tragica ondata pandemica? La risposta è: nulla.

Per la Campania la strada è una sola: una sorta di commissariamento speciale affidato a veri competenti della sanità militare e della protezione civile.

Abbiamo davvero poco tempo per evitare il disastro.

Paolo Russo

Deputato al Parlamento, medico e scrittore

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