La pillola delle 16


A volte tornano….

Niente di nuovo sotto il sole: l’autocertificazione che oggi è giunta alla quinta, forse sesta versione, peraltro differenziata per regione, già esisteva sin dal 1700. Più precisamente lo storico francese Jérémie Ferre-Bartomeu ha pubblicato via Twitter un documento datato 4 novembre 1720: “Attestation de sortie dérogatoire”. Era un’autocertificazione in parte stampata ed in parte scritta a mano utilizzata dai cittadini di Marsiglia investita dalla epidemia di peste. Anche allora la quarantena era obbligata e per uscire era necessario un lasciapassare: “il soggetto Alexandre Coulomb, 28 anni, di taglia ordinaria e con i capelli castani, si sposta dal Comune di Remoulins (regione dell’Occitania), dove non vi è alcun sospetto di malattia contagiosa, ed è diretto a Blauzac (Gard), paesino distante meno di 20 chilometri.

A differenza della nostra autocertificazione, il documento indicava alcune caratteristiche fisiche del soggetto (taglia ordinaria e capelli castani), ma la veridicità delle informazioni era confermata dall’autorità cittadina, in questo caso dal giudice-console Fabre: «Nel XVIII secolo, la repressione era molto severa – spiega lo storico -. Ecco perché era così importante avere un salvacondotto firmato dalle autorità. Inoltre all’epoca, anche quando non c’era l’epidemia, la mobilità era ridotta. Il mondo era estremamente compartimentato. I cittadini erano sospettosi degli stranieri e in tempi di epidemia questi riflessi radicati si rafforzavano».

Da noi oggi c’è chi vuole usare il lanciafiamme e chi vuole alzare muri. Corsi e ricorsi storici.

Mascherine/5

Son trascorsi 46 giorni da quando il governo ha inteso nominare un commissario per le mascherine (ovviamente serviva ben altro: ciò che è mancato e tuttora manca è una guida risoluta dell’intera gestione anche in chiave strategica).

Il 18 marzo era difficile reperire le mascherine e lo è ancor di più ora.

Da quando poi il salvifico Arcuri ha definito il combinato disposto dell’obbligo e del prezzo imposto il risultato è stato un ammutinarsi di decine di imprese che non hanno ritenuto conveniente entrare in questo mercato dove i cinesi continuano a farla  da padroni.

Risultato: se vogliamo le mascherine a 50 centesimi le dobbiamo importare dalla Cina, se volessimo costruire nostre filiere industriali dovremmo aiutare le imprese e lasciare che il mercato si assesti al crescere dell’offerta.

Per ora abbiamo scelto di sovietizzare il mercato delle mascherine.

In Unione Sovietica il mercato nero comunque garantiva tutto ciò che lo Stato non riusciva ad assicurare.

Paolo Russo

Deputato al Parlamento, medico e scrittore

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