NULLA DI NUOVO SOTTO IL SOLE: CITTADINI LONTANI DALLE URNE
L’allarme già annunciato sull’astensionismo
Quando si cita in chiave autoreferenziale un precedente intervento peraltro offerto proprio su questa testata giornalistica si rischia di passare per Cassandra. Io questo rischio voglio correrlo: ci eravamo detti che 600 mila cittadini di Toscana, Calabria e Marche avevano deciso nel 2025 di aggiungersi a i 3 milioni e 400mila che cinque anni fa già avevano deciso di astenersi dal voto.
Campania: oltre metà degli elettori diserta le urne
Per la Campania vale lo stesso discorso: 2 milioni ed ottocentomila cittadini hanno deciso di non recarsi alle urne, più che uno su due, una marea montante che diffida delle pratiche democratiche, anzi le ritiene inutili quando non avverse. Ai non votanti vanno aggiunti i 76131 cittadini che hanno votato bianca o hanno annullato la scheda.
Un quadro che assume i contorni dell’allarme democratico
Il quadro così disegnato assume i tratti dell’allarme democratico. Lo avevamo previsto ed una campagna elettorale dove ha prevalso il voto “assistito” lo ha alimentato e definitivamente consacrato.
Risultati elettorali e numeri che raccontano tutt’altra storia
Eppure leggo toni trionfalistici: vorrei ricordare a Roberto Fico che ha ottenuto un pur lusinghiero risultato che hanno votato per lui ben un milione duecentoottantaseimila cittadini è vero, però corrispondono solo ad un quarto degli aventi diritto al voto.
Chi non vota: sfiducia, protesta o indifferenza?
Non mi voglio avventurare sulla interpretazione psicologica di chi non vota: è avversivo nei confronti del governo regionale uscente? È antisistema? O piuttosto ha solo ritenuto di non condividere alcuna proposta? È sfiduciato? O ancora non è stato “sollecitato” dai potenti sistemi di gestione clientelare del consenso?
La disaffezione verso le Regioni: un fenomeno strutturale
Semplicemente registro una ontologica disaffezione nei confronti delle regioni molto più di quel che accade per le tornate elettorali dei comuni o delle stesse altre competizioni nazionali od europee.
Regioni nate per legiferare, oggi ridotte alla gestione spicciola
Questo a mio avviso trova la ragione nella ibrida condizione dei sistemi regionali nati per legiferare ed ormai, con risorse cospicue e finanziamenti nazionali ed europei sono votati alla più becera attività gestionale. Non disegnano più principi, regole e regolamenti, semmai si occupano di assunzione nelle asl, appalti nei servizi ed incongruenti autorizzazioni ambientali (tutte diverse regione per regione), acquistano treni e finanziano sagre.
La distanza tra istituzioni regionali e cittadini
Il risultato è che governano attività e servizi di prossimità senza essere prossimi e questo alimenta quel sentimento prevalente di contestazione implicita.
Ripensare l’assetto istituzionale: più prossimità, meno burocrazia
Insomma rifletterei se continuare in un assetto istituzionale e costituzionale siffatto o piuttosto non sarebbe utile provare ad individuare enti di prossimità che gestiscano trasporti e sanità più vicini ai cittadini. Province, comuni quando capoluoghi potrebbero svolgere questo ruolo (un tempo lo facevano con lusinghieri risultati di gestione e di servizio) operativo secondo le linee guida e le regole delle regioni, magari ridotte a cinque/sei macroregioni.
Macroregioni: un’opportunità per competere davvero in Europa
La partita delle macroregioni rafforzerebbe anche la capacità competitiva delle regioni nei confronti delle altre aree geografiche europee. Che senso ha lasciare che il Molise o la Basilicata, l’Umbria o la Valle D’Aosta competano con la Baviera o con l’area di Parigi.
Un’Italia riorganizzata in cinque aree: un modello possibile
Molto meglio se la regione meridionale (Campania, Puglia, Calabria, Abruzzo, Molise e Basilicata), quella del centro (Lazio, Marche, Umbria e Toscana), quella del nord est (Veneto, Emilia Romagna, Friuli e Trentino), quella del nord ovest (Lombardia, Piemonte Liguria e Valle D’Aosta), delle isole (Sicilia e Sardegna) assumessero regole comuni e norme condivise affidando le gestioni ad enti locali e competendo così in Europa ad armi pari.
Ignorare il segnale sarebbe un errore storico
Non cogliere il grido di allarme che arriva da sud a nord, da elettori del centro destra o del centro sinistra significa fare come lo struzzo e rinviare scelte strategiche e decisioni alle quali pur giungeremo, ma forse troppo tardi.

Politico – medico – scrittore
