Il primo partito? L’astensionismo

Altro che regionalismo differenziato. Siamo al cospetto del regionalismo misconosciuto. Il dato dell’affluenza indica senza tema di smentita e soprattutto con una prova inconfutabile in vivo, non affidata a sondaggi od exit poll, che i cittadini italiani sono totalmente disaffezionati alle regioni.

Di tutte, indistintamente, a prescindere dalla collocazione geografica e dal segno politico di chi le governa.

Affluenza in calo in tutte le regioni

In Toscana a distanza di 5 anni si è recato alle urne il 15% in meno ed analogamente è diminuito il numero dei votanti in Calabria e nelle Marche.

Complessivamente 600 mila cittadini di queste tre regioni hanno deciso nel 2025 di aggiungersi a i 3 milioni e 400mila che cinque anni fa già avevano deciso di astenersi dal voto: una marea montante di 4 milioni di cittadini che deliberatamente hanno deciso di non recarsi alle urne a cui vanno aggiunti gli elettori che hanno scelto di votare scheda bianca o di annullare la scheda.

Disaffezione e distanza tra le istituzioni

Il dato è preoccupante in sé, ed i sondaggi non indicano meglio in Campania, ma disegna in modo inequivoco quanta sia la distanza delle istituzioni regionali dai cittadini, quanto emerga un paradosso: i cittadini considerino le regioni troppo lontane per gestire servizi di prossimità al cittadino e pur troppo vicine e quindi condizionate da pratiche clientelari e lottizzatorie.

Il dato crescente indica che la disaffezione ha ormai superato il limite della ostilità.

Di fronte a questa obiettività sarebbe davvero imprudente scegliere la strada di trasferire nuovi e maggiori poteri, funzioni e danaro proprio a quegli enti i cui presidenti (impropriamente e pomposamente definiti governatori) vengono di fatto scelti da meno di un quarto della popolazione.

Il rischio di una democrazia al contrario

Si tratterebbe di una sorta di democrazia al contrario l’oligarchia (quel regime politico o amministrativo caratterizzato dalla concentrazione del potere effettivo nelle mani di una minoranza, per lo più operante a proprio vantaggio e contro gli interessi della maggioranza), i presidenti sono infatti scelti da un quinto della popolazione.

Recuperare la funzione legislativa delle Regioni

Piuttosto sarebbe utile recuperare la funzione legislativa delle regioni, lasciando agli enti territoriali più prossimi le funzioni di gestione: comuni e province.

Ma questo, dopo l’improvvida riforma Renzi delle province, è un altro argomento che pure andrà affrontato.

Per ora…rechiamoci alle urne

Per ora preoccupiamoci di evitare quelle forme satrapiche ed oligarchiche che rendono le regioni luoghi di gestioni clientelari ben distanti da quell’idea liberale che la carta costituzionale pur prudentemente aveva loro assegnato e per prima cosa rechiamoci alle urne!

Paolo Russo

Politico - medico – scrittore

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