Giustizialismo a intermittenza: dal rito ambrosiano al M5S, il tribunale ad libitum
Il rito ambrosiano della stagione “Mani Pulite” comportava un automatismo: avviso di garanzia uguale colpevolezza e, conseguentemente, dimissioni e pubblico ludibrio. La pena diventava la gogna, a prescindere da reati veri o presunti.
Centinaia di parlamentari, consiglieri e assessori furono falcidiati in quell’ordalia giustizialista, tesa più a cancellare una classe dirigente che a perseguire reati.
Più di recente è toccato ai grillini interpretare il ruolo di Torquemada, indicando alla pubblica esecrazione avversari politici anche se toccati marginalmente da inchieste della magistratura.
Ricordo che il discutibile assunto di Fico e Grillo era che, a prescindere dalla eventuale colpevolezza, il solo avviso di garanzia fosse una macchia non compatibile con il ricoprire cariche pubbliche.
Ora assistiamo a una suggestiva, anzi singolare, evoluzione del M5S: siamo alla mutazione della valutazione politica che diventa sentenza inappellabile nel tribunale del popolo.
Mi ha fatto particolarmente sorridere ascoltare il Presidente Conte attribuire patenti di legalità a questo o a quell’aspirante candidato. Una sorta di uomo Del Monte delle istituzioni che discerne di avviso in avviso, che concede patenti e attribuisce pagelle di onestà: una specie di sovrastruttura che interpreta, giudica e addirittura anticipa le valutazioni – anche se solo in fase preliminare – della magistratura.
I fatti, i riscontri, le prove, il diritto, le tutele… cosa mai sono queste sconosciute!
Il sindaco di Milano, attinto da un avviso, secondo questo super giudice deve dimettersi e subito; il candidato del Pd alla presidenza della regione Marche, anch’egli raggiunto da un avviso di garanzia, dopo una “attenta analisi dei fatti” (chissà con quali strumenti) può continuare. E così, di volta in volta, ci abitueremo a una sorta di garantismo quando serve ai famigli o, se si preferisce, giustizialismo à la carte.
Il M5S ha contribuito in modo determinante ad alimentare il peggiore populismo demagogico, dove “uno vale uno” diventa una livella verso il basso e, soprattutto, dove il valore dello studio, dell’impegno, della dedizione, del sacrificio, dell’ingegno e delle competenze è annullato per far prevalere un universalismo socialista.
Ma solo uno, apprendiamo, vale di più e può decidere con sfrontata sicumera del destino giudiziario di ogni altro.
Senza appello, senza un tribunale, senza una regola.
Ad libitum – come dire “a piacimento”, in latino – cioè secondo il proprio arbitrio e convenienza.
Per questa ragione le democrazie si sono dotate di leggi e costituzioni: proprio per evitare che il potente di turno, per propri interessi, decida discrezionalmente, a proprio piacimento

Politico – medico – scrittore
