Il virus se ne frega della legge e dei governatori

Ricordate l’alchimia di politici buontemponi che decisero di allungare per norma l’efficacia del vaccino addirittura a 12 mesi? 

Una specie di protezione dal virus per legge, prescindendo da evidenze scientifiche, studi e conoscenze.

Se fosse bastato un editto del re già da tempo avremmo sconfitto pestilenze e catastrofi sanitarie, pandemie, colera ed ebola.

Sappiamo anche come è andata a finire: la validità del Green pass piano piano si va avvicinando (sempre per “norma”) alla reale protezione immunitaria che la comunità scientifica internazionale indica tra i 90 e i 120 giorni.

Una lezione che però non è bastata a dissuadere i nostri campioni governatori dal suggerire con sprezzo del ridicolo di modificare i criteri di calcolo dei positivi.

Due le richieste delle Regioni per evitare le zone rosse:

non considerare nel novero dei positivi i soggetti asintomatici e non contare i positivi sintomatici e ospedalizzati se la diagnosi di accettazione non è stata quella di Covid.

Due astrazioni cliniche degne dei terrapiattisti, due aggressioni al buon senso, due proposte che rendono ragione di come i governi delle regioni siano strategicamente, ontologicamente inadeguati ad affrontare vicende complesse e nazionali.

Non considerare potenziali diffusori del virus i soggetti positivi asintomatici significa smentire tutta l’attività sinora fatta ed in fondo rendere socialmente inefficace anche la stessa vaccinazione di massa, ma soprattutto significa moltiplicare i contatti, quindi i contagi e di conseguenza aumentare la pressione sulle strutture sanitarie.

Non computare alcuni malati Covid solo perché accettati in ospedale per altre patologie significa non monitorare la pressione che tutti i malati esercitano sulle strutture ospedaliere per degenze ordinarie e occupazione delle rianimazioni.

Certo potremmo suggerire agli ineffabili governatori regionali  di considerare il numero dei malati diviso per 10 e, perché no, per 100: in tal modo avremmo una significativa riduzione del rischio di saturazione degli ospedali e delle rianimazioni.

In fondo, i presidenti di regione, con una loro ordinanza potrebbero anche attribuire al Covid solo un decimo dei decessi e considerare le lacrime dei familiari come lacrime di gioia. 

Tutto per legge, per ordinanze e per finta!

Se mai a loro riuscisse basterebbe che in questi due lunghi anni si fossero occupati, per esempio,di come evitare code chilometriche per eseguire un tampone o di come scongiurare resse per un vaccino. Magari, sempre loro , sarebbero riusciti ad ottenere celerità nei risultati dei test, in tempo utile e non come accade oggi: il responso arriva dopo 10 giorni e cioè quando quel malato è abbondantemente guarito!

Paolo Russo

Deputato al Parlamento, medico e scrittore

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