L’Europa? Una dama di carità decaduta

L’epilogo dell’intervento occidentale in Afghanistan merita una approfondita riflessione sull’incerto futuro, meno sul “prima” che appare in tutta la sua disumana evidenza.

In queste ore fioccano le analisi che offrono molteplici opzioni. Ci sono le argomentazioni più benevole secondo le quali era già tutto previsto e gli Usa sono così usciti, seppur con disonore, dal cul de sac afghano lasciando che Russia e Cina garantiscano il ruolo di gendarme nella lotta al terrorismo ed al narcotraffico. 

Le teorie meno rispettose registrano, invece, una certa ossessiva ripetitività dei comportamenti yankee: energici nell’azione, incapaci nel mantenere alla lunga strategie condivise ed alleanze stabili, assolutamente inadeguati nel districarsi tra sensibilità e sfumature!

Lo scenario, comunque lo si legga, indica che avremo un nuovo  Medio Oriente e di certo, grazie alle uniche ambasciate fisicamente aperte di Cina e Russia, i player saranno ben altri rispetto all’ultimo secolo.

La Turchia si prepara a “gestire” il naturale esodo via terra, magari utilizzandolo per una nuova trattativa a nove zeri. La Grecia ed i paesi balcanici temono che il “rubinetto” turco possa dare degli assaggi di un esodo ripetendo scenari già visti in occasione di altre tragedie analoghe come quella della Siria.

La Gran Bretagna prova a mostrare muscoli e convoca un G7 difensivo di potenze alla ricerca di una nuova identità, una sorta di somma di titubanze e debolezze.

La Nato scompare dai radar eppure nella missione sarebbe prevista la difesa dalle nuove avversità a cominciare dal terrorismo jihadista.

In questo scenario maramaldeggiano i talebani,ormai in possesso non solo delle iconiche divise americane, ma addirittura di lanciamissili, elicotteri ed un arsenale del valore di alcuni miliardi di dollari.

Non mi interessa comprendere la logica, probabilmente una banale valutazione elettoralistica, che ha ispirato Trump prima e Biden poi, piuttosto registro che ognuno ha svolto un ruolo definito in questa tragica curva della storia.

Vi è una sola grande assenza che paradossalmente dovrebbe essere quella più interessata: l’Europa.

Balbettante in tutta la fase prodromica alla strategia americana, ininfluente nel lungo negoziato di pace tra americani, talebani e governo afghano, addirittura spettatrice di tutti i processi eppure, qui proprio, in Europa, si rischia un esodo di qualche milione di profughi e sempre qui, in Europa, diventerà più difficile ogni azione di contrasto ai fenomeni terroristici.

Ricordate un’azione del commissario Josep Borrell o un incontro dei capi di Stato europei per analizzare il futuro prossimo del Medio Oriente?

Nulla. L’Europa si sveglia, d’un colpo dal suo torpore, per le grida degli afghani che hanno  collaborato con noi e si ritrova priva di una politica estera comune, senza esercito e senza una gestione definita dei flussi di migranti e, udite udite, si preoccupa subito e solo di accoglienza: una sorta di continente del terzo settore, un malinteso senso cristiano che abdica ai propri confini, perde il diritto ad esercitare un’ iniziativa politica per essere un contoterzista. In pratica l’accampamento di altri.

In questo caso l’ospizio per conto di talebani, americani e cinesi.

Se Macron in crisi di consenso latita, se la Merkel sulla via del tramonto bisbiglia, possiamo riporre le nostre speranze di un rigurgito di orgoglio europeo, per tutelare i nostri legittimi interessi nello scacchiere mondiale, solo in Mario Draghi che dovrà caricarsi del peso della responsabilità e provare a rilanciare, come ha fatto pretendendo che sia il G20 ad occuparsi della crisi, la centralità del vecchio continente.

Non si tratta di ridicolizzare chi vuole discutere dell’emergenza a 7, non si vogliono misconoscere le alleanze storiche, né si praticano riti pentastellati sulla via della seta. Si deve solo far sedere accanto, per condividere soluzioni, i veri pivot di questa storia. Senza Cina, Russia, India, Turchia ed Arabia Saudita qualsivoglia percorso diventa velleitario e controproducente.

A proposito, non vorrei essere tacciato di Berlusconi mania, ma mi piace ricordare che all’indomani dei gravissimi attentati terroristici in territorio francese, il primo e drammaticamente unico a sostenere la necessità di un fronte comune dell’antiterrorismo che vedesse la Russia protagonista, fu proprio lui, Berlusconi, come sempre lungimirante e pratico.

Oggi solo Draghi può tessere questa tela per evitare di esporre ulteriormente l’Europa e per essa di più l’Italia a nuovi esodi biblici.

La Cina da lontano gioca tutta la partita in chiave di influenza e prospettiva economico-politica, la Russia prova ad esercitare la sua influenza geo-politica, la Turchia si interessa di tutelare la propria leadership d’area. L’Europa ferma, immobile come un pachiderma stanco, efficace come un’anziana dama di carità, potrebbe risvegliarsi a pagare il prezzo più alto di questa sciagurata vicenda. Un prezzo salato per vite umane (terrorismo!) e per stabilità sociale (immigrazione incontrollata!)

Un grazie va solo riservato ai militari che in questi anni hanno operato anche con il sacrificio della vita per difendere i valori del nostro Paese!

Paolo Russo

Deputato al Parlamento, medico e scrittore

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