Il presidente dell’Acquario di Napoli e Fico: due pesci fuor d’acqua


 
I primi passi di questa campagna elettorale non lasciano presagire nulla di buono.
Eppure per Napoli le premesse sembravano meglio del passato: due candidati di assoluto spessore culturale, umano e professionale.
Prima una caduta di stile degna della Russia di Breznev: si inaugura il restaurato acquario della Stazione Zoologica nella villa comunale ed il presidente Roberto Danovaro, nella migliore tradizione dell’ossequio che i funzionari di partito devono ai leader politici, si guarda bene dall’invitare tutti i candidati sindaco e ne invita uno solo.
Perché?
Forse per via del fatto che è stato nominato dalla ministra  comunista Carrozza e confermato poi dalla ancor più comunista Fedeli pochi giorni prima del voto del 2018, mentre era in carica per la sola ordinaria amministrazione? Boh! Un regalo a Manfredi? Proprio non credo visto che lo ha relegato in un’enclave di papaveri stantii, tronfi e distanti dai cittadini normali, quelli che ogni giorno devono mettere il piatto a tavola in una città difficile e che sono stanchi di sermoni da quella casta di potenti e di padroni.
Di sicuro un danno di immagine per la Stazione Anton Dohrn degna di ben altre tradizioni e ben altre cure a cui si dedicò persino Benedetto Croce.
Il presidente che ben conosce le biodiversità marine prova ad imporre, invece, il pensiero unico in occasione della scelta per il sindaco di Napoli.
Non è finita. Giunge in città nientepopodimeno che la terza carica dello Stato: Fico, che in questi anni non una sola parola ha detto sul degrado in cui versa la sua Napoli, torna proprio ora e si mette a fare il galoppino elettorale tra le botteghe di San Gregorio Armeno.
Transeat sul dispiego di auto blu, scorte e servizi di sicurezza da noi pagati, ma immagino che qualcuno pur avrebbe dovuto suggerirgli prudenza nell’endorsement ricoprendo egli la terza carica dello Stato. A proposito: ma lui non era contro le auto blu?
Ricordo che Saragat nel ‘47, da presidente della Costituente, si dimise quando decise di assumere una responsabilità politica diretta.
Mi direte: ma quello era Saragat mica Fico.
Cosa dovremmo fare noi adesso? Chiamare la Presidente del Senato ed accompagnarla nel degrado in cui è posta l’area del Vasto per suggerire che ci vuole un sindaco capace e forte come Maresca?
No, non lo facciamo per due motivi: il primo perché la Presidente del Senato Casellati, custode della migliore tradizione istituzionale, non si presterebbe a simili comparsate e poi perché noi non rincorriamo mai gli avversari politici sul terreno della fragilità istituzionale, della modestia culturale e della imprudenza comportamentale.
Noi vogliamo che a vincere comunque sia Napoli, l’Italia e le istituzioni repubblicane, anche quando mal rappresentate.

Paolo Russo

Deputato al Parlamento, medico e scrittore

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