SARAGAT LUNGIMIRANTE TUTORE DELLA PACE DELLA GIUSTIZIA E DELLA LIBERTÀ

74 anni or sono a Palazzo Barberini in un freddo inverno romano si celebrava una delle pagine più ricche di contenuti della nostra recente storia politica.

Un gruppo minoritario di parlamentari ed attivisti socialisti, guidati da Giuseppe Saragat (Treves, Vassalli, Vigorelli, Viglianesi, Modigliani, Faravelli, Matteotti, Mondolfo solo per citarne alcuni) lanciarono, durante il XXV congresso socialista che si teneva presso l’Università La Sapienza di Roma, il guanto della sfida riformista e liberale contro il massimalismo social comunista frutto di quel patto di unità d’azione che vide protagonisti Nenni e Togliatti: lasciarono il Psiup per costituire il Psli prima ed il Psdi dopo.

“Il partito che oggi sorge ha lo scopo essenziale di creare le premesse per la vera unità democratica della classe lavoratrice. Solo un movimento come il nostro, capace di dare una risposta concreta ai bisogni dominanti del popolo che sono la libertà, la giustizia e la pace, potrà trascinare la maggioranza dei lavoratori con l’impeto irresistibile di un moto storico…” così arringò Giuseppe Saragat la platea prima di invitare i suoi a Palazzo Barberini!

Saragat seppe, non senza la vivacità dei toni (non c’era twitter!), sostenere con energia e sofferenza, lo strappo prendendo le distanze non solo dal socialcomunismo nostrano, ma dal blocco sovietico animato dalla Russia di Stalin e dai suoi paesi satelliti.

I comunisti italiani (sostenuti da Mosca) bollarono subito Saragat e gli oltre 50 parlamentari che lo seguirono insieme a numerose personalità della cultura e del mondo scientifico come “social traditori”, “servi dell’America”, “amici del capitalismo”.

Fu quella coraggiosa scelta, sempre poco ricordata, che consentì al blocco riformista e centrista guidato da De Gasperi di sconfiggere, alle elezioni del 1948, il “Fronte popolare”, impedendo che il nostro Paese venisse fatalmente attratto nell’orbita egemonica del blocco sovietico.

Fu una scelta di autonomia e di libertà, fu una scelta di chi sapeva guardare un po’ oltre il proprio miope interesse di bottega.

Quel drammatico atto politico celebrato tra tensioni inimmaginabili segnò il preludio di 50 anni di pace e di prosperità, consentì, in un clima di riscatto sociale e politico, la rinascita del nostro Paese utilizzando al meglio le risorse del Piano Marshall (altro che le polemiche strumentali sul Recovery plan di questa stagione!).

Fu proprio Tremelloni socialdemocratico della prima ora accanto a Saragat che ne gestì l’attuazione in Italia evitando che i grandi gruppi industriali e finanziari se ne appropriassero con logica padronale e piuttosto perseguendo una politica di investimenti capace di generare opportunità, lavoro e sviluppo.

Alla fine degli anni 70 prima Craxi segretario nazionale del PSI riconobbe  il valore di quella scelta che rafforzò la democrazia nel nostro Paese e successivamente il Pci , Ds e gli eredi del Pd dalla Bolognina in poi, con una coraggiosa autocritica seppero rileggere le pagine di quella storia che ci collocò in un quadro internazionale dalla parte della libertà e contro ogni totalitarismo.

Grazie Saragat!

Paolo Russo

Deputato al Parlamento, medico e scrittore

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