Più facile dimenticare il terremoto che i nefasti effetti delle scelte conseguenti

Trentanove anni fa, proprio a quest’ora. Era una domenica e la terra tremò per novanta lunghissimi secondi: quel rumore insieme cupo e stridente ancora rimbomba lugubre nei miei ricordi. Sembrava una torsione della terra e delle costruzioni…

Portò con sé distruzione e morte. Devastazione e buio.

Tremila vittime, centinaia di migliaia di feriti e centinaia di milioni di metri cubi di macerie.

Un Paese intero si strinse accanto al nostro dolore. 

Nacque, da quel grido del Presidente Pertini: “Fate presto”, la nuova protezione civile che il mondo oggi ci invidia.

Cominciò la ricostruzione lenta e dispendiosa con il suo strascico di politicanti, inchieste e camorra.

Tante opere realizzate, questo va detto, ma, tante aree industriali in luoghi alquanto improbabili ed inaccessibili, qualche piscina in più senza nuotatori e campi sportivi senza calciatori, ma tant’è.

Il peggio la politica, quei politici, lo diedero in scelte urbanistiche sollecitate, immagino, da qualche interesse: la deportazione in 16 nuclei più o meno da cinquecento famiglie l’uno di cittadini napoletani “terremotati” costretti a vivere in provincia senza nessun modello praticabile di presunta integrazione. Da Brusciano a Pomigliano, da Boscoreale a Melito passando per Marigliano e Castello di Cisterna.

Si decise anche di spostare le stazioni della circumvesuviana dai centri cittadini alle periferie delle nostre città-

Un’opera faraonica che è stata l’inizio della fine della Circumvesuviana. Stazioni lontane, aeree e pericolose. Mariglianella fu addirittura penalizzata sottraendole la stazione perché il sindaco (uomo probo e saggio) si rifiutò di accogliere la cittadella 219. Il dispetto consistette da parte del commissario di allocare la 219 di Marigliano al confine e spostare a Marigliano la stazione (sic!).

Aprimmo, noi ragazzi, una vertenza per ottenere che la Circumvesuviana seguisse il percorso pre esistente, magari interrato. Fummo sconfitti nonostante convegni, iniziative e mobilitazioni. Prevalse la logica dei costruttori di piloni, il partito della spesa rapida. Ne facevano parte sindaci ed importanti parlamentari.

Ecco, questo è un plastico esempio di come le scelte politiche possono essere devastanti.

Scelte urbanistiche con conseguenze sociali da Frankenstein, innesti di concentrato di questioni irrisolte in contesti rurali, dinamiche relazionali fallimentari. Insomma a distanza di 30 anni dai primi insediamenti senza smentita possiamo dire che quella operazione di migrazione forzata fu letale ed andrebbe studiata in tutte le scuole, in tutti i consigli comunali per spiegare come le cose non vanno fatte!

Paolo Russo

Deputato al Parlamento, medico e scrittore

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