ADMIRANDA E ARCANA NATURAE al MUSA- inaugurata ieri la mostra collettiva presentata da Fondazione Morra Greco
La Fondazione Morra Greco ha inaugurato il programma di celebrazioni per i vent’anni di attività presentando la mostra ‘’Admiranda e Arcana Naturae‘’ a cura di Giulia Pollicita, presso il Museo Universitario delle Scienze e delle Arti, dell’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli . La mostra rientra nel programma diffuso e multidisciplinare, fortemente voluto dal sindaco Gaetano Manfredi per la crescita, inclusione e valorizzazione del territorio, con 55 progetti che animeranno tutte le Municipalità cittadine fino al mese di marzo 2027. L’inaugurazione si è tenuta a seguito della conferenza stampa con una notevole partecipazione di docenti e studenti, affascinati dalla presenza di opere d’arte contemporanea esposte all’interno di teche che custodiscono le preziose collezioni anatomiche del MUSA, un confronto forte e significativo. Admiranda e Arcana Naturae è una collettiva di artisti internazionali con alcune opere provenienti dalla Collezione Morra Greco che si propone di aprire spunti di riflessione a partire dal dialogo tra le opere stesse e le collezioni del Museo Anatomico dell’Università Vanvitelli.
Il corpo occupa un ruolo fondamentale nel progetto espositivo, i preparati e materiali organici, umani e animali, accanto a fotografie, sculture, film, pitture e installazioni attraversano un arco temporale che va dai secoli ante Cristo, con i crani rinvenuti negli scavi di Pompei ed Ercolano, ai modelli anatomici settecenteschi, fino alle pratiche artistiche contemporanee, mettendo in relazione Illuminismo, eredità coloniale, biopolitica e riflessioni attuali su genere, corpo, identità, tecnologia e decolonialità.
Il titolo trae spunto dagli ADMIRANDA, così detti aspetti prodigiosi osservati in natura dai viaggiatori, spesso registrati attraverso notazioni di carattere scientifico o pre-scientifico. Gli ARCANA NATURAE, invece, descrivono elementi nascosti, misteriosi e difficilmente accessibili, che abitano gli stessi resoconti come zone di ambiguità e fascinazione presto diventati oggetto di studio scientifico.
La mostra costruisce un percorso transtemporale e transculturale dove il corpo viene frammentato, disciplinato, osservato, rappresentato, talvolta occultato o spettacolarizzato. Dalla dimensione speculativa e sonora alle astrazioni cosmiche, dall’autoritratto fotografico alla dimensione grottesca e materica, fino alle attuali trasformazioni post-naturali.
La materialità corporea è sublimata in forme speculative, attraverso il suono della voce e la narrazione – come nel caso dell’installazione sonora di Renato Grieco ( Napoli, 1991) ‘’ Un ordine delle cose’’ 2024, che capovolge i presupposti dei sistemi classificatori e tassonomici ottocenteschi.
In altri casi è presente uno slancio verso il trascendente, come nelle astrazioni cosmico-esoteriche dei disegni geometrici di Delia Gonzalez(Miami, 1972), descritti dall’artista come particelle cellulari, possibili costellazioni astronomiche, venature di un minerale, accostate alle collezioni di calchi vascolari.
Altre volte la materialità del corpo è restituita in forma fotografica di autoritratto, come nella suite di fotografie di Francesca Woodman (Stati Uniti, 1958-1981), nelle quali il corpo si dà come luogo di opacità eccedenza e deformazione.
Il corpo torna in aspetti grotteschi nelle ‘’ Scatologie astratte’’ delle pitture di Valerio Nicolai (Italia, 1988).
I collage della filmmaker, artista e scrittrice Isadora Neves Marques (Portogallo, 1984) accostano e sovrappongono a disegni botanici linneani notazioni anatomiche di apparati riproduttivi, per riflettere sulle condizioni post-naturali che governano l’attuale biotecnologia e quindi le possibilità contemporanee di trasformazione, ibridazione e mutazione del corpo.
Il ritratto pittorico di Markus Schinwald (Austri, 1973) della collezione Morra Greco ritrae, nell’immagine di un volto di donna, il tabù della sofferenza e della morte nella cultura occidentale. La femminilità come alterità da controllare o eliminare testimone di una società patriarcale, disuguaglianze di genere, emarginazione, controllo e sorveglianza dei corpi.
Il film di Beatrice Favaretto (Italia, 1992) espone un corpo a questioni relative a sessualità e abilismo.
La proposta di Maria Thereza Alves (Brasile , 1961), invece, pone come premessa del suo intervento, la rimozione dagli spazi del MUSA, dei resti umani di una testa essiccata.
Nelle vetrine di crani provenienti dalla Vicaria (ex tribunale di Napoli), le opere di Giulia Piscitelli (Italia, 1965), possono essere lette come post-monumento al disagio sociale e alle sacche di marginalità all’interno delle società di tutti i tempi, dal trattamento riservato alle dipendenze dalle droghe a quello verso le malattie psichiche, dalle politiche delle carceri all’assenza o insufficienza delle istituzioni.
Il dibattito contemporaneo tra l’antropocentrismo e l’antispecismo trova riflessioni nelle sculture metamorfiche di orecchie e corni in resina di vetro di Diego Perrone (Italia, 1975), in dialogo con preparati di anatomia comparata e malformazioni animali o del nerbo di toro in bagno d’argento di Namsal Siedlecki(Stati Uniti, 1986). Al mondo degli animali guarda anche il lavoro fotografico di Yvonne De Rosa (Italia, 1975), che immortala momenti sospesi tra mimesi vegetale, animale e organica nelle sue fotografie.
Le sculture di Lizzi Bougatsos (Stati Uniti, 1974), sono la spoglia di un corpo che è stato: quello dell’artista performer che ha indossato calzamaglie e body, qui in dialogo simbolico con gli scheletri del MUSA.
I gioielli di Emiliano Maggi diventano materia viva, elementi naturali come farfalle, bruchi, bachi da seta, cristallizzati in immagine e ornamento bronzeo che abita il corpo, qui assente. Di assenza del corpo parla anche l’opera di Carmela De Falco (Italia, 1994), fusione bronzea in scala leggermente aumentata del condotto di un orecchio: connessione tra interno ed esterno del corpo.
A chiudere il percorso il grande quadro di Anri Sala (Albania, 1974), Lines Recto Verso. Una trama di linee incrociate, che rappresentano le linee della mano sinistra di tre personaggi vissuti contemporaneamente: Carl Jung, Aldous Huxley e Igor Stravinsky. La magia dell’incontro casuale di grandi personalità al di sopra di ogni disciplina, previsione o scientismo.
Accanto al percorso espositivo la mostra prevede un programma di attività pubbliche tra giugno e ottobre 2026, realizzato in collaborazione con MUSA e Magazzini Fotografici.
Il programma include:
- Laboratori didattici interdisciplinari
- Percorsi educativi per scuole e pubblici eterogenei
-Workshop con artisti e artiste
-Momenti di restituzione pubblica - Attività di ricerca partecipata
L’iniziativa è promossa e finanziata dal Comune di Napoli nell’ambito della programmazione culturale 2026 in partnership con il MUSA e Magazzini Fotografici.
Date: 2 luglio – 30 settembre
Location: MUSA – Museo Universitario delle Scienze e delle Arti
Orari di apertura:
LUN, MAR, GIO, VEN: 10-14;
MER: 10-16
Admiranda e Arcana Naturae una mostra da non perdere

