“Essere è tessere” di Maria Lai e “Living Collapse – Premio Meridiana” : il Madre inaugura domani la stagione estiva con due grandi mostre
Domani, giovedi 25 giugno la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee di Napoli – museo Madre, inaugura la stagione estiva con due grandi mostre: la prima ‘’Essere è tessere’’ dedicata a Maria Lai con una raccolta di opere dell’artista che si snoda in oltre sei decenni, a cura di Monica Amor e Carlos Basualdo, in collaborazione con l’Archivio e la Fondazione Maria Lai; la seconda ‘’Living Collapse’’ mostra del Premio Meridiana, a cura di Mario Francesco Simeone e di Samuele Piazza, con opere degli artisti Andrea Bolognino, Effe Minelli e Raffaela Naldi Rossano.
Stamane la presentazione nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte promotori e curatori oltre che Onofrio Giustino Angelo Cutaia, Assessore alla Cultura della Regione Campania. “Maria Lai ha saputo superare i confini tra generazioni e linguaggi creativi. Attraverso l’uso simbolico di fili, libri e narrazioni, la sua opera si trasforma in un dispositivo di memoria collettiva e di accoglienza. Si tratta di una ricerca che interroga direttamente le urgenze del nostro presente, suggerendo modalità inedite e inclusive per vivere la cultura”, ha dichiarato Cutaia. Angela Tecce, Presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee – museo Madre che ha affermato di essere “molto fiera dell’offerta che il museo Madre presenta per la prossima estate, con l’apertura di due mostre differenti ma ugualmente significative”; Eva Fabbris, Direttrice del museo Madre con il suo intervento ha chiarito: “La mostra su Maria Lai s’inserisce in un percorso che il Madre porta avanti con convinzione fin dall’inizio della programmazione aperta nel 2023: dare visibilità e rigore storiografico a pratiche di artiste che hanno operato nella seconda metà del Novecento con una radicalità spesso ancora poco riconosciuta”; Maria Sofia Pisu, Presidente dell’Archivio e Fondazione Maria Lai ha dichiarato: “ Maria si era spesso recata a Napoli, rimanendo affascinata dai colori, dall’energia e dall’esuberanza del paesaggio partenopeo. Forse è proprio in questa apparente distanza, tra la vitalità travolgente di Napoli e l’indole solitaria, riservata e isolana dell’artista, che risiede il fascino di questa mostra”; Monica Amor e Carlos Basualdo, curatori della mostra hanno spiegato: “Abbiamo ideato questa mostra come invito aperto a continuare a confrontarsi con la straordinaria opera di Maria Lai. Piuttosto che offrire una sintesi definitiva, speriamo che essa apra nuove prospettive per valutare il suo ruolo nell’arte italiana”; Samuele Piazza, curatore della seconda mostra Premio Meridiana, ha affermato: “La mostra prende spunto da un elemento profondamente radicato nella tradizione cittadina ma in una prospettiva inedita, capace di restituirne tutta l’attualità. Il presepe napoletano diventa uno strumento per interrogare questioni che attraversano la ricerca artistica contemporanea” ; Mario Francesco Simeone, curatore Premio Meridiana ha affermato : ” Il Premio Meridiana nasce per aprire uno spazio di osservazione sulle pratiche artistiche e curatoriali emergenti, a partire da un punto di vista situato ma non circoscritto “.
La mostra “Essere è tessere” è stata allestita al terzo piano del museo e presenta circa 200 opere dell’artista Maria Lai. Il percorso si apre con le prime opere dell’artista sarda : I DISEGNI dell’epoca sono popolati da telai, imbarcazioni, animali, pescatori, donne al lavoro e bambini , espressione del passaggio dal clima polemico e mutevole degli anni 50 e 60 e dall’informale all’arte povera fino alla svolta femminista del 1978. Lai realizza nel 1970 una serie di dipinti di transizione, in cui il concetto di rilievo sfida i confini del supporto pittorico. In mostra è esposto Progetto Tridimensionale (1970) , un’opera che dichiara le proprie ambizioni spaziali attraverso l’estroflessione della superficie. L’esposizione riunisce opere della mostra del 1971, tenutasi presso la Galleria Schneider di Roma ,insieme a stampe correlate e a un cospicuo nucleo di collage del 1992, caratterizzati da linee nere a pennarello, bande di plastica blu, fogli bianchi strappati e immagini lacerate delle opere riprodotte per la mostra da Schneider. Dall’inizio degli anni 70, la produzione di Lai si dispiega con straordinaria inventiva attraverso la creazione delle TELE CUCITE (1974-1976), in cui la cucitura crea un supporto strutturato che rifiuta l’illusionismo pittorico e l’astrazione. Privilegiando il pensiero materico rispetto alla specificità del medium, gesti come tagliare, cucire, incollare e annodare, scalzano definitivamente l’universo tradizionale della pittura e scultura. Proseguendo lungo il percorso si giunge ad una sala dedicata ai LIBRI CUCITI (iniziati nel 1978) : un corpus che ci conduce all’interesse di Lai per la temporalità e per i ritmi della poesia. Nella sala adiacente, le GEOGRAFIE (iniziate nel 1981) uniscono tessuto e cucito in una sintassi che lega l’intimo al cosmico, il quotidiano agli “altri spazi” . Nelle FIABE CUCITE (1984-2005), l’oralità assume un ruolo centrale, richiamando forme di trasmissione collettiva erose dalla cultura di massa. Le superfici tattili e le narrazioni non scritte delle Fiabe sospendono il sapere razionalizzato, offrendo la possibilità di disimparare le categorie che governano il mondo dell’artificio artistico. Nell’ambito della mostra è presente una sala dedicata alla dimensione didattica di Maria Lai, intesa come pratica relazionale in cui gioco e apprendimento agiscono come strumenti di attivazione del rapporto tra opera e pubblico. La sala è sviluppata da Silvia Salvati e Marta Ferrara dell’ufficio mostre e con il servizio educativo del museo ne amplia i contenuti attraverso attività laboratoriali e momenti di lettura e sperimentazione .
Al secondo piano è stata allestita la mostra “ Living Collapse” del Premio Meridiana dove si possono ammirare le opere presepiali degli artisti : Andrea Bolognino, Effe Minelli e Raffaela Naldi Rossano. La mostra assume il presepe napoletano come dispositivo critico, evidenziando le affinità tra questa forma d’arte e alcune sensibilità della ricerca contemporanea . Ne emerge una lettura stratificata e non lineare della tradizione, attraverso cui i tre artisti sviluppano interventi inediti che danno forma ad un paesaggio instabile.
Un connubio di grande spessore che prospetta una stagione estiva di grande successo. Da non perdere !

