Fonderie Pisano , da anni nel mirino per denunce sociali sui danni derivanti dall’inquinamento e oggi sulla crisi economica del settore e le istanze dei lavoratori .
Le Fonderie Pisano per anni sono state motivo di malcontento e di dibattiti sui danni ambientali, oltre che bersaglio di denunce di lavoratori e abitanti dei luoghi circostanti che a causa della continua esposizione a sostanze inquinanti si sono gravemente ammalati, a seguito delle quali il 6 maggio 2025 la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha accolto il ricorso e di conseguenza il 18 febbraio la Regione Campania ha revocato l’Autorizzazione integrata ambientale che scadeva nel 2032 con conseguente chiusura delle Fonderie Pisano il 25 marzo 2026.
Data l’urgenza delle conseguenze dei provvedimenti, in questi giorni si è riunita la Giunta Regionale per discutere la vertenza Fonderie Pisano presso la sede della Regione Campania. Un incontro tra i rappresentanti dell’Amministrazione Regionale e le organizzazioni sindacali, in rappresentanza dei lavoratori che, benché consapevoli dei danni alla salute riportati in seguito all’esposizione costante a sostanze altamente inquinanti che ha comportato la revoca dell’AIA, si battono per la nuova apertura . La necessità di conciliare l’occupazione con il diritto alla salute è stato argomento di dibattito e in particolare la localizzazione in un sito idoneo alla tutela ambientale. La riunione ha visto la presenza dell’assessore al Lavoro, Angelica Saggese, dell’assessore all’Ambiente, Claudia Pecoraro, dell’assessore alle Attività Produttive, Fulvio Bonavitacola e dei delegati sindacali CGIL Campania, FIOM CGIL Campania, CGIL Salerno, FIOM CGIL Salerno e di una rappresentanza dei lavoratori, a testimonianza dell’impegno condiviso nel fronteggiare una crisi che sta colpendo duramente il settore e il territorio con l’obiettivo di valutare le possibili soluzioni per tutelare l’occupazione. La dicotomia tra salute e lavoro è stata ampiamente trattata attraverso l’analisi dell’iter amministrativo delle autorizzazioni regionali (AIA) e le procedure di esclusiva natura tecnica, assunte nel rispetto della normativa ambientale europea e nazionale che hanno comportato la revoca dell’AIA. La posizione dell’azienda è combattiva, sostenendo che i nuovi limiti emissivi europei prevedono un adeguamento fino a novembre 2028 e che la Regione avrebbe dovuto concedere il tempo necessario a raggiungerli, motivo per cui ha impugnato il provvedimento innanzi al TAR Campania con udienza cautelare prevista per il giorno 15 Aprile 2026.
Indipendentemente dall’ esito dell’udienza innanzi al TAR, gli assessori hanno precisato che la Regione convocherà l’azienda per un tavolo di confronto al fine di acquisire la presentazione di un piano industriale sostenibile e informazioni sull’individuazione di un nuovo sito per la delocalizzazione, attualmente ipotizzato nell’ex acciaieria Arcelor Mittal di Luogosano, piccolo centro in provincia di Avellino. Inutile precisare le reazioni degli abitanti di questo splendido borgo incontaminato, caratterizzato da coltivazioni di viti e uliveti che costituiscono la principale attività produttiva del Paese, vantando il primato di prodotti vinicoli ed oleari di eccellenza campana l’esito. Tuttavia nonostante la lecita protesta dei cittadini per un eventuale apertura dell’azienda la Regione, di fronte ad un progetto industriale che preveda un insediamento produttivo moderno, con processi di lavorazione compatibili con la tutela della salute e dell’ambiente, si impegnerà a promuoverlo e sostenerlo, in tutte le forme consentite e tramite gli strumenti finanziari idonei, sia per la parte degli investimenti produttivi, sia per eventuale esigenza di riqualificazione specialistica dei lavoratori.
Le parti hanno concordato sulla necessità di mantenere alta l’attenzione e di lavorare in totale sinergia per garantire uno sbocco positivo alla vertenza garantendo i livelli occupazionali, ma non è ancora chiara la posizione riguardo i rischi di disastri ambientali in caso di nuova apertura in zone abitate.

