Paolo Cirino Pomicino: va via l’ultimo che ha insegnato la politica
Paolo se n’è andato. Con lui se ne va forse l’ultimo che sapeva insegnare la politica.
Vivace, diretto, ironico. Ragionatore e insieme fumantino. Istrionico, risoluto, intuitivo, lungimirante. Ma soprattutto: profondamente innamorato della politica.
Paolo Cirino Pomicino è stato anche un arguto scrittore e opinionista, autore di libri e di articoli spesso controcorrente, pubblicati anche su Il Giornale.
Portava con sé, per tutta la vita pubblica, il peso di un’accusa politica tanto ripetuta quanto infondata: quella di essere l’interprete di politiche assistenziali e improduttive, fino ad essere indicato – con una semplificazione ideologica – come uno dei responsabili dell’aumento del debito pubblico italiano.
Eppure, con la tenacia dei numeri e la forza dei fatti, Pomicino ha sempre contestato questa narrazione. Lo fece contro i grandi giornali del Nord e contro una certa cultura politica, alimentata anche dal leghismo, dimostrando come l’impennata del debito non fosse attribuibile ai governi guidati da Giulio Andreotti, ma a stagioni successive, legate anche alle politiche di dismissione del patrimonio pubblico portate avanti dai governi di Romano Prodi.
È stato, a tutti gli effetti, uno degli ultimi interpreti di una stagione in cui la spesa pubblica nel Mezzogiorno significava investimento e modernizzazione.
Strade, infrastrutture, scuole, quartieri: opere concrete che ancora oggi segnano il territorio campano – dall’asse mediano alla 268, dalla Nola-Villa Literno fino al Centro Direzionale di Napoli.
Dopo quella stagione, il vuoto.
Pochi segnali, poche visioni. Una parentesi importante, quella dei governi guidati da Silvio Berlusconi, con l’Alta Velocità fino a Napoli e il termovalorizzatore di Acerra. Poi, per ritrovare una politica di investimenti strutturali nel Sud, bisognerà attendere il governo di Mario Draghi e il PNRR.
Tra le sue intuizioni più ambiziose, la modernizzazione urbanistica di Napoli. La sua “Neonapoli” non vide mai la luce: ostacolata non solo dagli avversari politici, ma anche dalle resistenze interne alla stessa Democrazia Cristiana e dal Partito Comunista.
Pomicino era un affabulatore. Un democristiano di razza. Un polemista documentato.
Nemmeno i 42 processi di Tangentopoli riuscirono a spegnerlo. Due le condanne. Una vicenda che ancora oggi solleva interrogativi: chi ha pagato davvero per le accuse rivelatesi infondate?
Nacque democristiano e democristiano è rimasto fino alla fine. Una coerenza rara, oggi.
Per molti – e anche per chi scrive – la sua porta è sempre stata aperta: per un consiglio, un confronto, una polemica costruttiva o anche solo una suggestione inattesa.
Celebre un episodio raccontato da Silvio Berlusconi:
“Non fatemi parlare più con Pomicino… ogni volta mi convince di una cosa che poi non si avvera!”
E per convincere Berlusconi, bisogna dirlo, ce ne voleva davvero.

Politico – medico – scrittore
